Trattato di Lisbona: un pericolo per la Svizzera?


A sostenerlo è Michael Reiterer, ambasciatore dell’Unione europea in Svizzera. L’entrata in vigore, prevista per il primo di dicembre, protrebbe creare tensioni e difficoltà nei rapporti bilaterali.

BRUXELLES – L’entrata in vigore del trattato di Lisbona, prevista per il prossimo 1° dicembre, potrebbe creare tensioni tra Unione Europea e Svizzera. A sostenerlo non è un osservatore qualsiasi, ma l’ambasciatore europeo a Berna Michael Reiterer in un’intervista pubblicata ieri su NZZ am Sonnatg.

Il trattato di Lisbona è la base della nuovo ordinamento Ue: modifica l’attuale normativa permettendo per un vasto numero di decisioni l’uso della maggioranza semplice invece di quella assoluta, in modo da scongiurare ostruzionismi da parte delle minoranze, come spesso avvenuto fino ad oggi. Anche i voti saranno conteggiati secondo una nuova formula.

Stando al parere di Reiterer, dopo l’entrata in vigore gli stati terzi come la Svizzera non potranno più godere di un statuto privilegiato rispetto agli altri paesi membri; questo poiché gli stati Ue dovranno per l’appunto accettare le decisioni prese dalla maggioranza e non più solo quelle approvate all’unanimità. La Svizzera avrà quindi meno spazio di manovra per far valere la propria moral suasion.

Secondo il diplomatico, per scongiurare complicanze nelle relazioni, la diplomazia elvetica dovrà al più presto rafforzare ed ampliare i propri contatti con Bruxelles e in particolar modo col parlamento europeo.

Ma anche per i contatti di tipo bilaterale le prospettive non paiono rosee: fino ad oggi, infatti, la Svizzera si è rifiutata di recepire con formula automatica la legislazione europea, e ciò ha causato non poche discrepanze nell’assunzione di decisioni cooperative.

Red. Est.

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