BERNA — Secondo il governo, l’infrastruttura informatica dell’amministrazione federale ha raggiunto il limite. Non garantisce più i requisiti minimi richiesti dai ritmi della digitalizzazione contemporanea. Per sbloccare lo stallo, l’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione (UFIT) ha messo a terra il bando di gara per lo Swiss Government Cloud (SGC), pubblicato sulla piattaforma degli appalti pubblici simap.ch.
La nuova architettura rappresenterà la colonna portante della trasformazione digitale elvetica. Combina l’innovazione dei servizi cloud con rigorosi parametri di sicurezza. L’obiettivo dichiarato è consentire a confederazione, cantoni e comuni di erogare prestazioni digitali efficienti, tutelate e adeguate alle necessità attuali.
L’appalto, denominato «OMC 25002 609 Swiss Government Cloud», dà seguito al mandato espresso dal parlamento. Punta su elasticità operativa e standard aperti, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza, preservare la libertà d’azione dell’amministrazione federale e consolidare la sovranità digitale del paese.
Dal punto di vista architetturale, lo SGC adotta un modello multicloud ibrido articolato su tre livelli coordinati, strutturati per rispondere a differenti esigenze di protezione, autonomia e capacità innovativa. I primi due, dedicati a due offerenti, il terzo a uno.
Il primo livello è il cloud pubblico «Global Reach» (lotto 1). Offre servizi scalabili forniti da operatori con presenza globale.
Il secondo livello è il cloud pubblico «Enhanced Data Governance» (lotto 2). Risponde a severe regole di governance e impiega soluzioni a codice sorgente aperto. Il trattamento e la conservazione dei dati avvengono esclusivamente nel territorio svizzero.
Il terzo livello è il cloud privato «On-Premise» (lotto 3). Garantisce servizi standardizzati ad elevato controllo per le applicazioni che richiedono tutele particolari. I dati risiedono nei centri di calcolo della confederazione, assicurando la massima sovranità sui dati mediante presidi tecnici, organizzativi e contrattuali, oltre a garantire l’autonomia d’esercizio in caso di necessità.
Il bando recepisce i principi stabiliti dalla direttiva sulla sovranità digitale nell’amministrazione federale. La procedura è ad evidenza pubblica, priva di barriere all’entrata relative a tecnologie, prodotti o singoli fornitori, così da garantire la libera concorrenza. Per le imprese del settore si aprono quindi opportunità concrete.
Per impedire posizioni di monopolio e ridurre la dipendenza da specifici fornitori o giurisdizioni estere, le clausole d’asta prevedono che ogni concorrente possa aggiudicarsi un solo lotto. L’impostazione contrattuale fissa una prima durata di sette anni, seguita dal riallineamento delle condizioni di mercato. La durata complessiva del programma è stabilita in 14 anni.
L’investimento è proporzionato all’impiego reale delle risorse secondo il modello finanziario «pay as you use». Il volume d’acquisto opzionale prevede tetti massimi di due miliardi di franchi per ciascuno dei primi due lotti e di tre miliardi di franchi per il terzo lotto, per un totale vincolante di sette miliardi. Questo massimale include le spese correnti della confederazione, le stime del fabbisogno per cantoni e comuni e la crescita prevista dei servizi digitali sul lungo periodo. Lo SGC nasce orientato ai servizi federali, ma cantoni e comuni potranno aderirvi a discrezione.
Il calendario dei lavori prevede due fasi distinte. La prima, dedicata alla prequalifica delle aziende, poi la fase delle offerte, e infine la pubblicazione delle aggiudicazioni e la firma dei contratti, con l’assegnazione delle commesse operative nell’autunno dell’anno prossimo.
In sintesi, Berna intende modernizzare la propria rete senza cedere il controllo delle chiavi di casa. Resta da capire se l’architettura saprà resistere agli incrementi dei costi del mercato informatico e al loro cambiamento nel corso di tre lustri: un’era geologica, nel mondo dell’innovazione.
Redazione interni





