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Digitalizzazione svizzera, il piano strategico da 730 milioni

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  1. Si delineano le strategie per strategia digitale svizzera dei prossimi anni. L’obiettivo centrale è garantire una copertura capillare della banda larga, con prestazioni di almeno 1 Gbit/s in download. Per tutti, dovunque.

L’intervento pubblico è necessario in quanto nelle aree rurali o periferiche l’ampliamento di reti ad alta velocità non è economicamente redditizio per gli operatori privati. A partire dal decennio 2030, la rete in rame verrà gradualmente disattivata. Senza un sostegno statale, circa il 19% degli edifici e il 10% di economie domestiche e imprese rischierebbe di dover ricorrere esclusivamente a connessioni via radio o satellite, caratterizzate da prestazioni e affidabilità attualmente inferiori, aumentando il divario digitale con i centri urbani e il ritardo infrastrutturale rispetto al contesto internazionale. Inoltre, è una strategia che rende il paese ancora più indipendente da soggetti e paesi terzi.

Il programma di supporto prevede uno stanziamento complessivo fino a 730 milioni di franchi. La spesa sarà suddivisa in parti uguali tra Confederazione (limite di 365 milioni tra il 2030 e il 2037) e Cantoni. Il finanziamento statale attingerà dai proventi delle future concessioni di radiocomunicazione mobile. L’iniziativa avrà una durata di otto anni, con la possibilità di una singola proroga di tre anni qualora le risorse non risultino esaurite.

La struttura dell’intervento si basa su precisi vincoli operativi e amministrativi:

  • Partecipazione e ruoli: la partecipazione di Cantoni e Comuni è volontaria, ma il cofinanziamento cantonale è condizione vincolante per l’accesso ai fondi federali. Si stima il coinvolgimento di circa 600 Comuni.
  • Flusso dei fondi: i sussidi non sono erogati direttamente agli operatori. Vengono destinati ai Comuni o alle loro associazioni. Questi possono gestire direttamente l’infrastruttura o affidarla a un operatore selezionato tramite gara pubblica.
  • Costi e condizioni: i soggetti privati coprono i costi generali, mentre il contributo pubblico copre unicamente la perdita prevista del progetto. La quota della Confederazione non può superare il 25% dei costi totali. Il Consiglio federale definirà un importo massimo di sussidio per ogni singolo collegamento; il superamento di tale soglia imporrà l’uso di tecnologie alternative (come i sistemi via radio) o la copertura dei costi aggiuntivi a carico del Comune. Le reti sussidiate devono essere messe a concorso in regime di concorrenza e quelle esistenti messe a disposizione per la coutenza dietro adeguato indennizzo.
  • Iter autorizzativo: l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) rileva gli edifici sprovvisti di connessione a 1 Gbit/s e privi di piani di potenziamento per i tre anni successivi. I Comuni elaborano i progetti e la relativa documentazione, esaminano il fabbisogno, indicono la gara e mettono a disposizione le infrastrutture idonee come contributo proprio. Le domande vengono valutate prima dal Cantone e successivamente dall’UFCOM, che stabilisce il contributo ed esercita il controllo sulla conformità dell’esecuzione.

Dal punto di vista sistemico, la misura fornirà una connessione ad alta velocità a centinaia di migliaia di abitazioni e commerci senza interferire con gli investimenti commerciali già redditizi. Inoltre, la transizione dal rame alla fibra ottica comporta benefici ambientali, riducendo i consumi energetici e limitando la necessità di installare nuove antenne di radiocomunicazione.

In sostanza: il nuovo l’impianto normativo garantisce che anche la legnaia più remota sulle Alpi possa scaricare dati a un gigabit al secondo, a patto che il comune compili la modulistica corretta, il cantone paghi la metà e la montagna non si opponga al cantiere.

Approfondimento: Scheda informativa sul sostegno alla banda larga: dalla domanda al contributo di sostegno (bakom.admin.ch)

Redazione




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