BERNA — Un rebus normativo rischiava di mettere i provider svizzeri con le spalle al muro. Da un lato ci sono le autorità inquirenti europee, pronte a chiedere dati digitali in tempi rapidi. Dall’altro c’è il Codice penale svizzero, severo nel punire gli atti eseguiti senza autorizzazione per un conto estero. Il Consiglio federale ha scelto di intervenire. Ha approvato un modello di decisione che offre una via d’uscita temporanea.
Al centro della questione c’è la normativa e-evidence dell’Unione Europea. Il provvedimento permette agli investigatori dei paesi membri di richiedere direttamente ai gestori di servizi informatici le prove elettroniche necessarie per le indagini. Si parla di e-mail, conversazioni in chat, indirizzi IP. L’obiettivo dell’UE è velocizzare l’acquisizione delle informazioni digitali. Gli stati membri stanno completando l’attuazione del testo proprio in questi mesi.
La misura europea si applica anche agli operatori che offrono servizi nell’UE ma conservano legami con la Svizzera. I casi concreti non mancano. Tra le società coinvolte figurano nomi come Swisscom, Sunrise e Protonmail. Se questi provider rispondessero direttamente alle richieste dei magistrati europei, rischierebbero di violare l’articolo 271 del Codice penale svizzero. La norma punisce le attività non autorizzate compiute per uno stato estero. Il settore si è trovato di fronte a un dilemma formidabile. Rispettare il diritto europeo significava infrangere quello svizzero. Rifiutare le richieste europee significava violare le regole dei mercati in cui si opera.
Il governo di Berna ha deciso di sciogliere il nodo con una soluzione transitoria. I provider che ne faranno richiesta potranno ottenere un’autorizzazione speciale dal Dipartimento federale di giustizia e polizia. Questo permesso permetterà alle aziende di consegnare i dati richiesti dalle autorità europee, compresi quelli archiviati in territorio elvetico, senza commettere un reato per il diritto interno.
Il regime di eccezione ha regole precise. L’autorizzazione viene rilasciata solo se la consegna dei dati è disposta da un’autorità inquirente europea competente. Il permesso durerà al massimo due anni. Allo scadere del termine, le aziende dovranno richiedere il rinnovo. L’eccezione decade se nel frattempo entrerà in vigore un accordo definitivo tra la Svizzera e l’UE.
L’esecutivo elvetico lavora al tema da tempo. Già nella primavera 2025, il Consiglio federale aveva incaricato il dipartimento di giustizia di studiare le basi legali e valutare una cooperazione più stretta con i partner europei. Le analisi procedono insieme all’esame dell’attuazione nei paesi UE. Nel frattempo si prepara una legge nazionale dedicata.
In attesa che la burocrazia completi il suo corso, come fece alcuni anni fa col segreto bancario, almeno fino alla prossima scadenza.
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