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Mobilità accessibile, a che punto è la Svizzera

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BERNA — Il percorso verso una rete di trasporto pubblico priva di barriere architettoniche compie progressi tangibili in Svizzera, pur evidenziando velocità differenti tra ferrovie e linee su gomma.

Secondo i dati dell’ufficio federale dei trasporti (UFT), il bilancio sul fronte ferroviario mostra un quadro avanzato. Alla fine dello scorso anno, le persone con disabilità potevano utilizzare autonomamente 1168 delle circa 1800 stazioni e fermate ferroviarie presenti sull’intero territorio nazionale. Si tratta di un incremento di 36 impianti rispetto ai dodici mesi precedenti. Avendo prioritarizzato l’ammodernamento strutturale dei nodi più grandi e frequentati, il risultato effettivo è già elevato: l’83 per cento dell’utenza complessiva beneficia oggi di un accesso ai treni privo di ostacoli.

I cantieri non si fermano. Secondo la pianificazione attuale, entro la fine di questo decennio verranno adeguate ulteriori 193 stazioni e fermate. Un passo che porterà la quota di passeggeri beneficiari ad almeno l’87 per cento. Per sostenere il processo, per il quadriennio iniziato l’anno scorso, la Confederazione ha stanziato 250 milioni di franchi aggiuntivi a integrazione del finanziamento di base, confermando la priorità dell’opera. L’UFT segue l’attuazione da vicino, richiedendo misure transitorie per i progetti in ritardo e garantendo una valutazione uniforme della proporzionalità.

Per la prima volta, il documento dell’UFT censisce anche la rete su gomma. Le circa 25 000 fermate degli autobus, sotto la responsabilità diretta di cantoni, città e comuni, presentano un quadro più articolato. Oggi, circa la metà di queste fermate è fruibile da viaggiatori a mobilità ridotta, in parte in modo del tutto autonomo e in parte con l’assistenza del personale. Resta invece inaccessibile il 42 per cento delle fermate. In questi casi le imprese di trasporto offrono solitamente misure sostitutive, per lo più servizi navetta verso la fermata conforme più vicina.

L’adeguamento risponde ai dettami della legge sui disabili (LDis), che imponeva a imprese ferroviarie e proprietari stradali di ristrutturare impianti e fermate per l’uso autonomo entro la fine di tre anni fa, subordinando l’obbligo alla proporzionalità dell’intervento. Un sondaggio condotto dalla Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni, della pianificazione del territorio e dell’ambiente (DCPA), dall’Unione delle città svizzere (UCS) e dall’Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS) conferma che le autorità locali hanno integrato le prescrizioni nei propri piani.

L’attuazione sistematica incontra tuttavia diversi ostacoli: spazi ristretti, terreni pendenti, conflitti d’uso, procedure complesse e ritardi dovuti a opposizioni. Le tre associazioni mantengono il supporto a cantoni e comuni con documentazione e trasferimento di conoscenze, mentre i prossimi rapporti affiancheranno ai dati quantitativi la presentazione di modelli di buona pratica.

Redazione Interni




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