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Economia

La Svizzera rivede in netto rialzo le stime di crescita del PIL

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BERNA – L’economia svizzera corre più del previsto, ma nel cammino c’è comunque qualche insidia. Il gruppo di esperti della Confederazione addetto alle previsioni congiunturali ha modificato al rialzo le stime per il Prodotto interno lordo. Per quest’anno si prevede ora un’espansione dell’1,7 per cento, contro il debole 0,9 per cento ipotizzato a giugno. Per l’anno prossimo la proiezione rimane invece invariata all’1,6 per cento.

I dati più recenti mostrano un forte rialzo del PIL. Tuttavia, sullo sfondo pesano incertezze rilevanti: i conflitti in corso, i costi elevati dell’energia e le persistenti tensioni sulla politica commerciale internazionale rappresentano  rischi congiunturali.

Nel secondo trimestre di quest’anno, il PIL elvetico — al netto degli eventi sportivi che naturalmente generano dei picchi — ha registrato una straordinaria spinta al rialzo pari al 1,5 per cento. La crescita è stata ampiamente sostenuta sia a livello settoriale sia dal lato della domanda.

Potrebbe tuttavia trattarsi di una sopravvalutazione della dinamica economica sottostante. Quasi la metà di questo balzo deriva infatti dal valore aggiunto dell’industria chimico-farmaceutica — comparto caratterizzato da forti oscillazioni — unito a un marcato incremento delle esportazioni. Gli analisti della Confederazione si aspettano pertanto un’inversione di tendenza per il secondo semestre.

Ciononostante, la congiuntura rimane su un percorso di crescita sostanziale. L’ottimo andamento della prima metà dell’anno ha imposto una significativa revisione al rialzo delle stime per quest’anno. A favorire il commercio estero più di quanto previsto a giugno sono stati l’andamento congiunturale finora positivo, un contesto economico mondiale leggermente migliore e il deprezzamento del franco svizzero, che sostiene i settori dell’export più esposti alle oscillazioni dei tassi di cambio.

Sul fronte interno si attende una moderata progressione della domanda. Il maggior sfruttamento delle capacità produttive giova agli investimenti, mentre i consumi privati dovrebbero continuare ad aumentare in modo contenuto. Nonostante i recenti rincari, l’inflazione si è mantenuta moderata e i mercati a termine lasciano prevedere un calo dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi. Il gruppo di esperti continua quindi ad attendersi un’inflazione media annua dello 0,6 per cento sia per quest’anno che per l’anno venturo.

Per l’anno prossimo si prevede un’ulteriore ripresa della domanda mondiale. I paesi europei, a partire dalla Germania, dovrebbero lasciarsi alle spalle la debolezza degli ultimi anni, sostenendo l’economia elvetica. Al netto degli eventi sportivi, il PIL crescerà dell’1,6 per cento.

L’andamento economico si riflette positivamente sul mercato del lavoro con una graduale diminuzione della disoccupazione. Il tasso medio annuo si attesterà al 3,0 per cento l’anno prossimo, in lieve discesa rispetto ai dati attuali.

Non mancano scenari più favorevoli del previsto: il PIL potrebbe crescere oltre le aspettative nel secondo semestre, la ripresa internazionale potrebbe rivelarsi più vigorosa e un mercato del lavoro tonico potrebbe stimolare ulteriormente i consumi interni.

I rischi al ribasso restano tuttavia concreti. Il conflitto in Medio Oriente rimane una minaccia per le prospettive mondiali: prezzi del petrolio stabilmente alti frenerebbero l’economia e farebbero salire l’inflazione anche in Svizzera. Date le scorte europee ridotte, non si escludono rincari per il gas naturale. Viceversa, una rapida distensione geopolitica allevierebbe le pressioni sui mercati energetici.

Le previsioni ipotizzano tecnicamente che i dazi statunitensi sulle importazioni restino fermi ai livelli attuali. L’incertezza persiste e sono possibili nuovi interventi sulla politica tariffaria o commerciale. Non sono peraltro ancora noti gli esiti dell’indagine avviata l’11 marzo scorso dagli Stati Uniti nei confronti di vari Stati, tra cui la Svizzera, sulle presunte sovraccapacità nella produzione industriale.

Incombe infine il rischio di correzioni sui mercati finanziari e legate all’indebitamento mondiale, con costi di finanziamento cresciuti ovunque. Se questi elementi negativi dovessero sommarsi, il franco svizzero subirebbe una nuova pressione al rialzo.

Nel complesso, l’economia elvetica dimostra una salute invidiabile. A patto, naturalmente, che il resto del mondo decida di non complicarle troppo la vita.

Redazione Economia




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