Berna – Senza l’apporto dei lavoratori stagionali, l’intera macchina dell’accoglienza e del turismo elvetico faticherebbe a funzionare. Eppure, per chi ci lavora, la disponibilità e il costo degli alloggi rappresentano la difficoltà principale.
A tracciare il quadro è uno studio dell’Università di Losanna su incarico dell’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB), cofinanziato dai Cantoni di Berna, Vaud e Vallese. Pur concentrandosi sulle stazioni di sport invernali – con rilevazioni ad Adelboden, Leysin, Saas-Fee e Villars-sur-Ollon – l’indagine mette in luce un tema cruciale per il settore turistico nel suo complesso.
L’analisi, basata su novantacinque interviste, evidenzia la centralità della sistemazione logistica: la casa influenza la quotidianità del lavoratore, la sua stabilità finanziaria e la scelta di rinnovare l’impegno per le stagioni successive. Un alloggio idoneo si conferma quindi un fattore determinante per l’intero comparto, chiamato a reclutare e fidelizzare il personale su scala nazionale.
Dall’indagine emergono quattro priorità ben definite. La ricerca di soluzioni a prezzi accessibili è l’esigenza primaria, poiché canoni elevati incidono direttamente sulle possibilità di risparmio. Seguono la vicinanza al posto di lavoro e ai servizi essenziali, fondamentale per ridurre i costi di mobilità e agevolare una routine caratterizzata da orari di lavoro spesso irregolari. Sul piano della qualità, l’attenzione non è rivolta al comfort elevato, ma a criteri essenziali: pulizia, dimensioni adeguate, dotazioni complete e una privacy minima, decisiva soprattutto negli alloggi condivisi con ritmi di vita differenti. La quarta priorità riguarda la flessibilità contrattuale: è necessaria una migliore sincronia tra le date di locazione e quelle dell’ingaggio lavorativo, oltre alla possibilità di riaffittare la medesima sistemazione nel tempo.
Il confronto tra gli attori coinvolti conferma l’impossibilità di stabilire una soluzione unica da applicare a livello nazionale. Si deve operare regionalmente. Anche perché la facilità nel reperire un alloggio varia da località a località, condizionata dai prezzi di mercato, dalla disponibilità di spazi, dall’incidenza delle abitazioni secondarie, dall’accessibilità del territorio e dall’offerta nei comuni limitrofi.
Il rapporto illustra però diverse opzioni pratiche d’intervento, tra cui la riserva urbanistica di spazi abitativi, la gestione collettiva degli appartamenti, la sincronizzazione dei contratti di locazione e il potenziamento dei collegamenti con i comuni limitrofi. Questi strumenti offrirebbero una base concreta affinché comuni, datori di lavoro, cantoni e organizzazioni turistiche possano coordinarsi e sviluppare soluzioni adeguate alle specifiche realtà locali.
La palla passa ora alle istituzioni locali: senza una logistica abitativa all’altezza, la sostenibilità a lungo termine del settore rischia di sciogliersi al sole come i millenari ghiacciai alpini.
Redazione Interni





