Berna e Zurigo – I mercati svizzeri regalano un sussulto di vivacità. Nel secondo trimestre dell’anno in corso, il Prodotto Interno Lordo della Confederazione ha messo a segno un netto +1,5% rispetto ai tre mesi precedenti (al netto della volatile variabile degli eventi sportivi). Un balzo che non si registrava con tale veemenza da svariati anni (2021) e che fa seguito al ben più timido 0,5% d’inizio anno.

A tirare il carretto – o per meglio dire, a riempire i flaconi – è stato ancora una volta il comparato chimico-farmaceutico. Settore notoriamente provvidenziale, capace di scattare con un prodigioso +10,5% di valore aggiunto dopo una prolungata e preoccupante sonnolenza, grazie a un’esuberante ripresa delle esportazioni e dei fatturati. È soprattutto merito suo se l’intero settore manifatturiero ha potuto sfoggiare un brillante +4,5%, trascinando l’industria a un sonante +3,9% complessivo, pur a fronte della ben più modesta andatura (+0,7%) manifestata dalle restanti attività manifatturiere. L’export merceologico, di riflesso, festeggia un’impennata del 5,5%.

Ma la nota più interessante risiede nel risveglio del consumatore domestico, affrancatosi dal torpore dell’anno precedente e del trimestre di partenza. La domanda interna finale ha riagganciato la propria media storica con un discreto +0,5%. Gli elvetici sono tornati a spendere (+0,3% i consumi privati), concentrando la propria generosità su generi di prima necessità quali prodotti alimentari, sanità, alloggio e ristorazione, pur continuando a tirare la cinghia su trasporti e svaghi.

La ritrovata propensione al consumo ha donato vigore al commercio (+0,8%), con il dettaglio alimentare in prima fila (+1,2%), e ha rianimato il settore alberghiero (+1,4%), rallegrato dal ritorno dei turisti indigeni tra le alpi di casa.

I servizi, dal canto loro, progrediscono con una coerenza più circospetta, del +0,7%: bene i trasporti (+1,9%), la comunicazione (+1,1%) e la piazza finanziaria (+1,9%), quest’ultima rinfrancata dalle gradite dinamiche dei margini d’interesse e delle provvigioni. A completare il quadro intervengono la spesa pubblica (+0,4%) e gli investimenti: le costruzioni avanzano del 0,7% – con il genio civile che compensa la debolezza dell’edilizia abitativa – mentre gli investimenti in beni di equipaggiamento crescono dello 0,8%, trainati da R&S e parco veicoli, a dispetto della svogliatezza mostrata da macchinari e servizi informatici.

Com’era ampiamente prevedibile, all’esuberanza della domanda interna ha fatto eco la crescita delle importazioni (+2,2%). Resta da vedere se la locomotiva di Berna saprà procedere a questo ritmo o se si tratterà del consolidato effetto balsamico dell’industria farmaceutica.

Red. Eco.

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