Segreto bancario, storico accordo tra Usa e Svizzera


Firmato a Berna il primo accordo per lo scambio di informazioni fiscali tra la Svizzera e gli Usa. Ancora un passo verso la fine del segreto bancario come conosciuto fino ad oggi.

WASHINGTON – Il segreto bancario elvetico vacilla sempre più sotto gli articoli degli accordi internazionali. Le autorità fiscali svizzere e statunitensi hanno raggiunto oggi una prima storica convenzione preliminare sulla cooperazione fiscale bilaterale. Lo annuncia in una nota il Dipartimento federale delle finanze (DFF).

La convenzione firmata – tecnicamente “parafata” – non è ancora formalmente vincolante, ma si tratta di un preludio all’adozione che potrebbe avvenire già entro qualche mese. Sarà prima presentata per parere ai Cantoni e alle associazioni e, successivamente, sottoposta al Consiglio federale. La prima nuova Convenzione di doppia imposizione approvata dovrà anche essere sottoposta a referendum facoltativo.

Le autorità fiscali svizzere e americane si sono incontrate per una prima tornata di negoziati dal 28 al 30 aprile scorsi a Berna. La seconda tornata di negoziati è stata avviata a Washington il 16 giugno 2009 ed è terminata dopo tre giorni con la parafatura del testo, che tuttavia «è ancora confidenziale». Dopo Danimarca, Norvegia, Francia, Messico e “un altro paese” (che il dipartimento non vuole citare celandosi dietro un fumoso «rispetto dello stato interessato»), gli Stati Uniti sono il sesto Stato con il quale la Svizzera raggiunge un accordo sulla cooperazione fiscale.

Dalla nota del dipartimento delle finanze non trapela alcuna informazione sui dettagli tecnici, né sulla profondità dell'”assistenza amministrativa” che i due paesi si assicureranno. Lo scopo dichiarato, comunque, è l’adeguamento agli standard Ocse in merito alla cooperazione fiscale internazionale, che prevede, in stretta sostanza, assistenza amministrativa e abolizione del segreto bancario come fino ad oggi conosciuto.

Dopo fortissime pressioni internazionali il 13 marzo 2009, infatti, il governo elvetico aveva ceduto annunciando di voler ridiscutere la collaborazione internazionale nelle questioni fiscali, riprendendo gli standard dell’Ocse in materia di assistenza amministrativa.

Per uscire dalla “lista grigia” dei paradisi fiscali in cui la Svizzera è stata inserita alcune settimane fa e passare alla “lista bianca” dei paesi cooperativi, Berna deve firmare almeno dodici accordi di doppia imposizione. Entro il prossimo vertice del G20 previsto per settembre «la Svizzera non avrà ancora firmato accordi con dodici paesi per il sovraccarico, ma avremo elementi a sufficienza per assicurarci che rispetterà i suoi impegni», aveva precisato venerdì scorso il ministro per il bilancio francese Woerth.

Le nuove convenzioni di doppia imposizione, secondo le autorità svizzere, «renderanno possibile lo scambio di informazioni in materia fiscale su singoli casi e a seguito di domanda concreta e motivata», ma in realtà tutto dipende dal testo specifico dei nuovi accordi, su cui ancora nulla si sa.

L’accesso alle «informazioni anche bancarie senza restrizioni» sarà concretizzato con tutta probabilità «a partire dal 1° gennaio 2010», affermavano le istituzioni francesi soltanto venerdì scorso.

Red. Est.

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