Segreto bancario, una fine annunciata


Ancora un passo indietro del Governo svizzero sul segreto bancario: possibile la cessione dei dati bancari dei presunti elusori fiscali. Siamo ormai sempre più prossimi alla fine di uno segli storici istituti normativi svizzeri.

BERNA – Il segreto bancario vacilla ancora di più. Dopo gli allentamenti lungamenti discussi dal nostro quotidiano negli speciali dei mesi scorsi, il governo svizzero annuncia un’ulteriore mossa: l’indendificazione dei presunti rei tramite il numero di conto bancario.

Sotto l’ulteriore pressione estera, e dopo i durissimi scontri dei mesi passati con Germania, Francia e Italia, l’amministrazione svizzera ha ora paura dell’isolamento internazionale. Intanto il franco si rafforza, contrastando le esportazioni e il fluire di denaro dall’estero. L’assistenza amministrativa prevista dalle convenzioni approvate recentemente dalla Svizzera con vari paesi (convenzioni sulla doppia imposizione), prevedeva per ora in caso di “presunti evasori” che la Svizzera fornisse all’istituzione estera nome e indirizzo del contribuente e del detentore delle informazioni.

Restava invece proibita la ricerca “indiscriminata” di informazioni (le cosiddette “fishing expedition”). Il timore di avere nuove pressioni sul segreto bancario e il rischio di cadere ancora nella lista dei paesi non collaborativi stilata dall’Ocse, sotto forte pressione europea, stanno però lentamente erodendo la ritrosia elvetica. L’interpretazione delle nuove norme prevederà quindi anche l’invio dei dati del conto del presunto reo.

Per il ministro delle finanze Widmer-Schlumpf, l’invio dall’estero di un numero di conto corrente bancario sprovvisto del numero IBAN non basterà per aprire un dossier. Ma sono già moltissime le voci critiche che si alzano nel paese: d’accordo, ma comunque con vari distinguo, solo parte della sinistra.

Per la consigliera federale, intervistata dalla televisione elvetica, è necessario «decidere se vogliamo di nuovo avere problemi in questo campo oppure se siamo disposti ad adattarci con misure che sono possibili senza creare danni all’economia e alla piazza finanziaria elvetiche». Formulando la sua risposta, quindi, in maniera da definire chiaramente l’indirizzo del governo.

«La Svizzera è rimasta sola» ha inoltre ammesso in conferenza stampa, «dal momento che altri paesi che conoscono la pratica del segreto bancario, come l’Austria, approvano questa estensione interpretativa dell’assistenza amministrativa». L’esecutivo dichiarerà quindi entro la fine di febbraio l’intenzione di approvare l’estensione, decretando de facto la fine di quella normativa, già ampiamente riscritta, istituita ormai nel lontano 1934 con l’obiettivo d’impedire ingerenze statali nella riservatezza dei cittadini. Norma che ha sostanzialmente sempre ben funzionato in Svizzera, anche con le successive modificazioni per l’antiriciclaggio, ma che mal si concilia con sistemi internazionali strutturati diversamente, e in parte certamente meno soldi.

Infine, probabilmente in aprile il Parlamento deciderà se approvare o meno l’estensione, in occasione delle procedure di ratifica delle convenzioni già firmate. Ma l’accettazione pare cosa meramente formale. «Rimane poi intatta la possibilità di lanciare un referendum», ha aggiunto il ministro, come per ogni altra norma. In ogni caso, da oggi in poi, tutte le convenzioni passate e future dovranno includere l’estensione interpretativa annunciata.

Luca Spinelli

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