Eutanasia: i giovani dicono «no» ai divieti


La proposta del governo di restringere l’accesso all’assistenza al suicidio non è condivisa dai giovani, secondo i quali una proposta così strutturata è «inaccettabile», violerebbe il diritto all’autodeterminazione degli individui.

BERNA – L’intenzione del governo di restringere l’accesso all’assistenza al suicidio non è condivisa dai giovani. Questo è quanto è emerso dai dibattiti dello scorso weekend a Berna durante la diciottesima sessione dei giovani.

Al termine dell’incontro è stata approvata con maggioranza schiacciate – 96 contro 41 – una mozione che chiede al governo più prevenzione sull’argomento ma anche un atteggiamento più liberale. Le mozioni approvate dal parlamento dei giovani sono state trasmesse al presidente del consiglio degli Stati Alain Berset (PS/FR).

Diversamente da quanto proposto dal governo, secondo la maggioranza dei 200 presenti l’assistenza al suicidio dovrebbe essere accessibile anche se non si soffre di una malattia incurabile. Per i giovani, è bene che «il suicidio assistito rimanga ammesso, nell’ambito di organizzazioni di aiuto al suicidio, anche per le persone la cui malattia non conduce in breve tempo alla morte. Deve però trattarsi di una malattia grave e inguaribile».

Anche secondo la sessione giovanile chi opta per questa scelta dovrebbe comunque rivolgersi a esperti, obbligati inoltre ad indicare anche le possibili alternative. Questo per scongiurare possibili assistenze prestate con fine di lucro.

Le due opzioni proposte dal Consiglio federale e in consultazione fino a marzo prevedono due varianti: la prima il divieto totale dell’assistenza al suicidio, la seconda una regolamentazione stringente con il divieto, tra l’altro, di accesso all’assistenza per i malati non incurabili o non in fase terminale.

Per i giovani nessuna delle due è accettabile così come proporsta: la prima è da «respingere», mentre la seconda, poste le necessità di tutela e di salvaguardia del malato, «non rispetta abbastanza il diritto all’autodeterminazione», rappresentando «un inaccettabile tentativo di mettere sotto tutela il cittadino che invece è in grado di intendere e di volere».

Per i giovani, una persona la cui qualità di vita è notevolmente deteriorata «ha il diritto a una morte dignitosa anche quando la sua malattia o disabilità non è incurabile» o in fase terminale.

Red. Int.

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  1. pierp ha detto:

    sono d’accordo con i giovani.

  2. alessandra ha detto:

    nessuno ci ha chiesto di essere messi in vita. ma se la vita ci è insopportabile perchè non possiamo scegliere di abdicare dignitosamente a ciò che ci è stato imposto? malattia o non malattia che c’entra?

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