Gheddafi: «la Svizzera va soppressa!»


Il colonnello libico vuole proporre all’assemblea delle nazione unite la soppressione della Svizzera: le rispettive comunità linguistiche andrebbero girate alla Germania, alla Francia e all’Italia.

TRIPOLI – Giacché in Svizzera convivono la comunità tedesca, quella francese e quella italiana, le rispettive aree dovrebbero essere spartite tra Germania, Francia e Italia. Quasi come un bottino di guerra.

Questa la grottesca quanto preoccupante proposta che il leader libico Gheddafi vorrebbe portare alle nazioni unite tra un paio di settimane. Il piano, già descritto nella sostanza, potrebbe essere illustrato quando la nazione africana assumerà il prossimo 15 settembre la presidenza annuale dell’Assemblea generale dell’Onu.

L’idea era stata già stata menzionata al vertice del G8 dell’Aquila a luglio: «la Svizzera rappresenta una mafia mondiale e non uno Stato», aveva affermato il colonnello, «è formata da una comunità italiana che dovrebbe tornare in Italia, un’altra comunità tedesca che dovrebbe tornare in Germania e una terza comunità francese che dovrebbe tornare in Francia».

Dei restanti abitanti di lingua romancia il leader non fa menzione: possibile la soppressione coatta o la deportazione in Romania, visto il nome simile. Insieme al progetto di smembramento elvetico, giacché Italia e Spagna parlano lingue piuttosto simili, probabile l’illustrazione del progetto libico di incollaggio delle due rispettive nazioni. Nel 2010, infine, il leader libico chiederà al Papa di cambiare religione: troppo difficile imparare il latino.

Se per qualsiasi persona di buon senso questa boutade rappresenta solo l’ennesima dimostrazione di lunatismo antidemocratico di un leader allo sbando mentale, dall’altro lato il suo ruolo internazionale desta concrete preoccupazioni diplomatiche. Da qualche settimana, infatti, i rapporti tesissimi tra Libia e Svizzera si erano addolciti grazie a una paziente operazione diplomatica di Berna. Le nuove affermazioni potrebbero incrinare nuovamente i rapporti appena riallacciati.

Sempre sul fronte diplomatico, desta preoccupazione l’amicizia e la condivisione di idee che il leader libico intrattiene con il presidente italiano Silvio Berlusconi.

Per il ministero degli Esteri di Berna, quella della Libia è una campagna isolata, e mira a colpire gli interessi svizzeri. Per la parlamentare Christa Markwalder, «c’è la preoccupazione che la Libia tenti di utilizzare la sua presidenza annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per danneggiare la reputazione della Svizzera».

Per un resoconto degli avvenimenti precedenti, il nostro quotidiano ha seguito le varie vicende passo per passo.

Red. Est.

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  1. autores ha detto:

    Di certo farsi amico con l’Iran, la Palestina, la Cina e parte del Africa militarizzata e armata può rendere molto di più, ma non dimentichiamo l’Iraq? Eppure sempre solo sei.

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