Passaporto biometrico, i ricorsi sono più di 400


Introduzione del passaporto biometrico in Svizzera: aumenta vertiginosamente il numero di ricorsi presentati alle cancellerie.

BERNA – Introduzione del passaporto biometrico in Svizzera. Un tema che solo ad accennarlo infiamma gli animi e agita inchiostri. Nel referendum del 17 maggio scorso, l’uso dei nuovi documenti era stato approvato dal 50,1% dei votanti, con uno scarto di sole 5504 schede: il secondo scrutinio più combattuto della storia elvetica.

A distanza di poche ore dalla pubblicazione dei risultati, i ricorsi erano già circa duecento. Oggi ne risultano giunti alle cancellerie più del doppio: 460. 22 i cantoni svizzeri coinvolti.

Questo è quanto emerge da un’inchiesta dell’ATS presso le cancellerie cantonali. La maggiore contrarietà si avrebbe nella Svizzera centrale, in particolare nel cantone di Lucerna, che ha ricevuto circa 250 ricorsi.

I ricorrenti chiedono che i governi cantonali non convalidino il risultato della votazione e procedano a un nuovo scrutinio. Nel caso questa richiesta non dovesse essere accettata, chiedono un nuovo conteggio delle schede.

Secondo la legge, i ricorsi sulle votazioni devono giungere alle cancellerie cantonali entro tre giorni dalla pubblicazione del risultato nel foglio ufficiale. Nella maggior parte dei casi il termine è già scaduto. I cantoni hanno poi dieci giorni a disposizione per accettare o rigettare il ricorso. Finora nessun cantone ha ancora pubblicato alcuna decisione in merito.

Poiché nessun partito politico ha chiesto il riconteggio, la maggior parte dei ricorsi sono pervenuti stampati sui modelli pubblicati sul web dall’associazione Geistige Landesverteidigung (Difesa spirituale del paese), che contesta l’esito dello scrutinio denunciando irregolarità nello spoglio e nel conteggio.

La votazione sull’introduzione dei passaporti è stata preceduta da un grande dibattito sulla sicurezza e i temi legati alla privacy degli utenti. Particolarmente contestato l’archivio centrale contenente i dati di tutti i cittadini svizzeri (fotografie, impronte digitali, dati personali), che per i critici rischia di creare concreti scenari di controllo globale.

Red. Int.

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