Francia: sceriffi anti-pirateria sul web, è polemica


Una norma per contrastare la pirateria informatica. Tra le misure: distacco dalla rete per i pirati e trasformazione dei provider in sceriffi privati. D’accordo l’Italia. Polemiche in tutto il mondo.

PARIGI – Combattere la pirateria a suon di sciabola. Questo, in due parole, il senso della proposta francese su cui oggi l’Assemblea Nazionale di Parigi inizia la discussione. Lo scopo della legge – già approvata in prima battuta – è quello di contrastare la pirateria sul web di opere coperte dal diritto d’autore, ma sono i metodi proposti a preoccupare l’opinione internazionale.

Secondo il testo, infatti, ogni qualvolta un provider coglierà un proprio utente intento in una violazione del diritto d’autore, dovrà inviargli una email di avvertimento intimandogli di interrompere la condotta. Dopo qualche tempo, se l’utente non smette, sarà la volta di una raccomandata indirizzata presso il suo domicilio. Al terzo sollecito è previsto il distacco completo e coatto della linea.

La legge, quindi, nonostante la bocciatura in sede europea e la mobilitazione di una larga parte della società civile francese, prosegue celermente il suo iter verso l’approvazione definitiva.

Critiche internazionali.
Ma intanto montano le proteste interne ed esterne alla Francia. I deputati della prima forza d’opposizione francese, il Partito socialista, voteranno “no” alla proposta, ma anche numerosi esponenti della maggioranza iniziano a manifestare qualche mal di pancia: secondo Thierry Mariani, influente deputato Ump, la legge è «vaga e inapplicabile».

Il provvedimento è internazionalmente osteggiato per le molte zone d’ombra che porta con sé. L’eventuale distacco, infatti, sarebbe subito anche da persone totalmente estranee alla condotta illecita (come i familiari o i conviventi), violando di fatto uno dei cardini del diritto moderno: quello secondo cui la colpa è individuale.

Ma sono innumerevoli altre le contraddizioni tecniche e sostanziali che la “dottrina Sarkozy” porta con sé, e originano con tutta probabilità dall’ignoranza istituzionale verso i temi di cui tratta. Individuare con certezza l’autore del download illegale, infatti, stando alla tecnologia attuale, può essere anche impossibile; inoltre coinvolgere soggetti privati (i provider) nei compiti di controllo su altri privati cittadini diverrebbe un precedente assai pericoloso.

Anche le associazioni di provider e fornitori di servizi francesi si sono schierati contro. Soltanto l’Italia, poche settimane addietro, si è apertamente dichiarata istituzionalmente molto interessata a prendere spunto dal provvedimento. Buone opinioni arrivano anche dalle associazioni degli autori ed editori.

I costi.
Intanto, solo ieri il ministro francese alla cultura Christine Albanel ha comunicato i costi di questa nuova legge: 70 milioni di euro per il sistema di monitoraggio e controllo dei download illegali. “Se la legge andrà in porto – aggiunge la Albanel – ci saranno presumibilmente tra il 65% e 70% di download illegali in meno”, con un potenziale risparmio dell’industria discografica molto superiore alle spese sostenute dallo stato.

Un ente su misura.
Di tutti i costi delle procedure si occuperà un nuovo ente istituito ad hoc: l’Hadopi, Autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su internet. Oltre a tenere ordine nelle segnalazioni, l’ente rimborserà ai fornitori della linea l’invio di 3000 raccomandate e di 10000 mail ogni giorno.

Tra le altre misure in discussione, quella che obbliga i fornitori di accesso alla rete ad informare gli abbonati su come rendere più sicura la loro connessione, pena una coresponsabilità.

L’Europa, perciò, invece che discutere forme alternative al copyright, ancora una volta si incaponisce su posizioni proibizioniste che ben pochi frutti potranno portare nei prossimi anni all’economia e alla cultura internazionali.

Luca Spinelli

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