Lavoro, più di 210mila i frontalieri


In Svizzera ancora in aumento il fenomeno dei lavoratori frontalieri: +26% in cinque anni. Sono in prevalenza maschi e lavorano nel settore secondario.

NEUCHÂTEL – Arrivano dall’Italia, dalla Francia e dalla Germania. Sono tutti lavoratori che nel proprio paese non trovano le condizioni per un impiego soddisfacente e lo cercano all’estero, in Svizzera. Secondo i dati odierni pubblicati dall’Ufficio federale di statistica svizzero, il fenomeno dei lavoratori stranieri verso la Svizzera – francesi, italiani e tedeschi in testa – segna infatti ancora un aumento. In un periodo di crisi e di disoccupazione incombente, il dinamismo nell’impiego resta uno dei cardini del mercato del lavoro.

Nel primo trimestre 2009, la Svizzera contava 213’500 frontalieri di nazionalità straniera: il 26% in più di cinque anni fa (primo trimestre 2004, 170’100). Un aumento netto di ben 43’400 persone.

Più moderato l’incremento se paragonato allo stesso periodo dell’anno precedente, + 2%. Nel primo trimestre 2009, il 39 per cento della manodopera frontaliera era occupata nel settore dell’industria, il 60 per cento nel settore dei servizi.

Negli ultimi cinque anni le nazionalità degli impiegati frontalieri sono rimaste sostanzialmente invariate: più della metà dei frontalieri è francese (53%), un quinto proviene dall’Italia (22%), un altro quinto dalla Germania (21%) e il 3,3 per cento dall’Austria.

Con una percentuale del 64%, gli uomini costituiscono la maggioranza della manodopera frontaliera, segnando il passo rispetto la media Svizzera che vede gli uomini al 55% e le donne al 45%. Negli ultimi cinque anni la manodopera frontaliera femminile è progredita a ritmo più sostenuto rispetto a quella maschile. Nel primo trimestre 2009, la differenza nella dinamica di crescita annua risulta tuttavia attenuata (donne: +2,1%; uomini: +2,0%).

Red. Int.
(dati admin.ch)

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